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Fisker licenzia 66 persone, l'auto elettrica non ha fondi

La Casa statunitense ferma la produzione in Delaware della nuova linea di auto elettrica denominata "Project Nina". Alla base, la rinegoziazione del contratto con il Dipartimento dell'Energia. Scongiurato lo stop alle vendite dell'ibrida Karma

Problemi in Casa Fisker. Secondo quanto riportato da Associated Press nei giorni scorsi, la società americana avrebbe licenziato 26 lavoratori impiegati nell’impianto di assemblaggio di Wilmington (Delaware), e 40 collaboratori del nuovo Quartier generale di Anaheim in California.

Il motivo scatenante sembra essere una pura e semplice questione di finanziamenti, che Fisker starebbe rinegoziando con il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti (DOE). Fondi necessari allo sviluppo di una nuova linea di veicoli elettrici a range esteso, dal nome “Project Nina”, da produrre proprio nello stabilimento di Wilmington.

Inizialmente, Associated Press riferiva anche di uno stop alla produzione di Karma, la sportiva coupé ibrida-elettrica che, nonostante qualche difficoltà iniziale, si sta rivelando una sorpresa del mercato. La notizia è stata però presto smentita dai vertici della Casa statunitense, che hanno riferito soltanto di uno stallo nella pianificazione del Progetto Nina, che attualmente ha portato ad un ritardo nell’inizio dei lavori e ai conseguenti licenziamenti.

Pare che Fisker abbia originariamente concordato con la DOE un prestito di 529 milioni dollari, di cui però solo una parte (193 milioni) è stata effettivamente ricevuta. Fisker ha riferito che non è possibile al momento ottenere i fondi rimanenti - che sarebbero destinati al progetto Nina - in quanto la Casa automobilistica non ha rispettato gli obiettivi di vendita di Karma, che erano una condizione del prestito.

Ora Fisker sta cercando di rinegoziare i termini di tale prestito, avendo perso scadenze critiche nello sviluppo di Nina, anche se da Anaheim fanno sapere che gran parte del lavoro di ingegneria e sperimentazione della nuova auto elettrica è già stato fatto. Una prima parte della produzione dovrebbe partire entro la fine di quest’anno, per arrivare a pieno ritmo tra un anno. Con questi ritardi, però, forse tutto slitterà.

Roger Ormisher, un portavoce Fisker, ha affermato che la società spera di poter "raggiungere una risoluzione al più presto" con il Dipartimento di Energia e che, nel frattempo, sta cercando fonti di finanziamento alternative.

di Marcello Maccaferri

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